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IGNIFUGHI (RITARDANTI DI FIAMMA) 

 

Le termoplastiche, essendo di diretta derivazione dal petrolio e contenendo quindi carbonio, idrogeno, ossigeno e a volte anche azoto, fanno sì che questi materiali portino ad un contributo importante all'innesco e sviluppo degli incendi. 

Gli sforzi per sviluppare materiali ritardanti di fiamma per polimeri sono andati di pari passo con il crescente uso delle termoplastiche. 

La possibilità di produrre plastiche ritardanti di fiamma rende più sicuro l'impiego di termoplastiche e, di fatto, aumenta il loro campo di impiego. 

Poiché per ogni campo di impiego si richiede un effetto ritardante ottimale, vi è un gran numero di processi e metodi per classificare queste richieste. 

La situazione è complicata dal fatto che ogni paese ha sviluppato propri metodi di test e sistemi di classificazione. 

Il più diffuso, semplice e pratico è l'UL 94 (Underwriters Laboratories). 

Si può assumere che i problemi associati con l'infiammabilità delle termoplastiche per quanto riguarda le fasi iniziali dell'incendio sono stati largamente risolti con i ritardanti di fiamma, ma non si deve dimenticare che in caso d'incendio l'efficacia dei ritardanti dipende dal periodo di tempo di esposizione e dall'intensità del fuoco. 

Anche un prodotto contenente il più efficace ritardante non può resistere ad un fuoco di grande energia e durata. 

Gli additivi aventi funzione di ritardanti di fiamma devono avere i seguenti requisiti:

  1. effetto ritardante durevole

  2. massima resa per piccola quantità aggiunta

  3. metodo di incorporazione semplice

  4. costo il più possibile basso

  5. nessuna possibilità di corrosione delle apparecchiature di trasformazione

  6. nessuna alterazione delle propriet àfisiche e meccaniche della resina di base

  7. nessun aumento della  tossicità attraverso prodotti della combustione

  8. nessun aumento dei fumi

  9. sufficiente stabilità termica

  10. nessuna decomposizione alle temperature richieste durante la trasformazione

  11. nessuna reazione col termoplastico 

Tuttavia la formulazione di ritardante deve assicurare che in caso di fuoco si verifichi evaporazione - decomposizione del ritardante. Infine grande importanza viene attribuita alla resistenza contro l'invecchiamento atmosferico e alla stabilità contro radiazioni UV.

La combustione delle termoplastiche è una successione di processi fisici e chimici durante i quali le sostanze, per reazione con l'ossigeno, rilasciano calore e formano prodotti a minore contenuto di energia come l'acqua, l'anidride carbonica e l'ossido di carbonio. 

Il processo di combustione ha inizio scaldando il materiale fino al suo punto di decomposizione mediante calore fornito per radiazione, fiamma o convenzione. 

In conseguenza di ciò accanto a gas non combustibili come anidride carbonica ed acqua si formano gas combustibili, principalmente idrocarburi, idrogeno e monossido di carbonio. Se vi è un adeguato afflusso di ossigeno il processo di combustione ha inizio per innesco od auto combustione. 

Con una sufficiente produzione di calore e di conseguenza con un aumento della temperatura del polimero, la combustione procede automaticamente. 

Col crescere della temperatura aumenta la velocità della combustione.

Nel corso della combustione di termoplastiche, si formano radicali liberi per pirolisi. 

I radicali si combinano con l'ossigeno in una reazione a catena. Da questo si genera calore e quindi si produce ulteriore decomposizione della plastica. 

Per avere una combustione continua è necessario avere una quantità sufficiente di ossigeno così come composti combustibili gassosi. La combustione verrà rallentata od interrotta se i radicali liberi, che vengono sviluppati dalla pirolisi, vengono bloccati. 

Sono stati sperimentati con successo come ritardanti di fiamma composti bromurati. 

In particolare si pensa che la catena di reazioni radicaliche si interrompa quando un radicale HOa viene rimpiazzato da un radicale Bra  molto meno reattivo. 

Come estinguenti di fiamma, i composti di bromo sono largamente superiori rispetto ad altri alogeno-derivati. 

Perché questi composti siano efficaci è indispensabile l'aggiunta di triossido di antimonio, benché quest'ultimo non sia di per sé un ritardante di fiamma. 

Il triossido di ammonio è un componente importante che serve come sinergico e rinforza l'effetto dei composti alogenati. 

Si pensa che quando si usa l'antimonio triossido assieme ad  un composto organo-bromurato, si formi tribromuro di antimonio. 

Questo viene decomposto ad antimonio-ossibromuro ed acido bromidrico per azione dell'acqua sviluppata nel corso della combustione. 

L'acido bromidrico è in grado di convertire il radicale idrossido molto reattivo e generatore di catene, nel radicale bromuro meno reattivo.

A circa 280C  l'antimonio-ossibromuro reagisce trasformandosi in ossibromuri superiori ed antimonio tribromuro. 

E' in questo modo che l'antimonio-ossibromuro serve come riserva per l'antimonio tribomuro addizionale. 

Ad una temperatura di circa 500C gli ossibromuri superiori sono convertiti di nuovo in antimonio ossido, rilasciando ancora antimonio tribromuro. 

Possiamo dire, per riassumere, che i ritardanti di fiamma reagiscono in tre modi differenti:

  1. riducono il calore emesso

  2. si decompongono e reagiscono con i radicali della combustione producendo residui incombustibili ed emettendo fumi pesanti che isolano l'ossigeno dal polimero

  3. bloccano la propagazione radicalica della combustione mediante una reazione chimica (terminazione delle catene)

Gli additivi contenenti bromo risultano essere molto più efficaci rispetto agli altri alogeni e, grazie alla minore quantità necessaria per il loro uso, minore è di conseguenza la loro influenza sulle proprietà meccaniche delle resine ed inoltre riducono significativamente il contenuto di alogenuri acidi nei gas di combustione. 

Questi additivi vengono inoltre incorporati facilmente, non danno affioramento superficiale e hanno una soddisfacente termoresistenza:

Hanno lo svantaggio però di una ridotta stabilità agli UV  ed un prezzo più elevato. 

Ripetiamo comunque che il triossido di antimonio è il sinergico più utilizzato per ritardanti di fiamma con composti alogenati e che questi composti alogenati da soli hanno una scarsa efficacia. 

E' in genere sufficiente una quantità di triossido di antimonio nella percentuale del 4% con un'aggiunta del 13% ca. di composti bromurati, ma si può arrivare fino all'8% di triossido di ammonio e 21% di bromurati nel caso sia richiesta una elevatissima resistenza alle fiamme.

 

Applicazioni di termoplastiche con ritardante di fiamma 

Principalmente viene impiegato nelle industrie elettrica, trasporti, costruzioni ed arredamento. 

Il rivestimento di cavi elettrici con ritardante, ad esempio, è fatto di PVC morbido, ma anche di polietilene ad alta e bassa densità, ed ancora si usano polimeri stirenici per involucri di televisori, per l'elettronica e per installazioni telefoniche, per la costruzione di veicoli ed interni degli stessi, si impiega il polipropilene per le canalette ispezionabili per il passaggio dei cavi elettrici nel settore ferroviario. 

Il triossido di antimonio, come già detto, è il sinergico più utilizzato con ritardanti di fiamma con composti alogenati, e da solo ha una scarsa efficacia.

 

Il test UL 94 

Il test è stato sviluppato negli Stati Uniti presso gli Underwriters Laboratories, e, grazie alla facilità di esecuzione ed alla affidabilità pratica dei risultati, è il metodo più diffuso nel mondo. 

I provini devono essere stampati ad iniezione secondo le normative ASTM. 

Sono previsti i seguenti tipi di provini:

  1. 127mmx12,7mm di spessore   1,5mm

  2. 127mmx12,7mm di spessore   3,1mm

I provini devono essere condizionati secondo la normativa UL che prevede il mantenimento per 24 ore a temperatura di +23c con 50% di umidità relativa. 

Posizione dei provini:

provino sospeso lungo l'asse verticale, cotone avente le dimensioni di 51mmx51mmx6mm posto a 10 cm dal termine del provino. 

Bruciatore:

Bunsen a gas: l'asse longitudinale del Bunsen deve essere inclinato di 45 rispetto al piano orizzontale. 

Numero di provini e tempo di prova:

N. 10 provini, due volte per 10s per ogni provino. 

La seconda prova deve essere eseguita quando il provino, dopo la prima applicazione, ha terminato ogni forma di combustione. 

Il test assegna le seguenti classificazioni:

V0

Il prodotto può essere omologato nella classe V0 se:

  1. il tempo di spegnimento del provino <10s e la media di 10 applicazioni non eccede i 5s

  2. non vi sono fenomeni di braci accese dopo 30s dalla rimozione della fiamma

  3. le gocce che eventualmente si liberano non incendiano il cotone sottostante.

V1

Il prodotto può essere omologato nella classe V1 se:

  1. il tempo di spegnimento del provino <30s e la media di 10 applicazioni non eccede i 25s

  2. non vi sono fenomeni di braci accese dopo 60s dalla rimozione della fiamma

  3. le gocce che eventualmente si liberano non incendiano il cotone sottostante.

V2

Il prodotto può essere omologato nella classe V2 se:

  1. il tempo di spegnimento del provino <30s e la media di 10 applicazioni non eccede i 25s

  2. non vi sono fenomeni di braci accese dopo 60s dalla rimozione della fiamma

  3. le gocce che eventualmente si liberano non devono incendiare il cotone sottostante.

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